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la casa di c-3PO e squeezelite-R2

Tag: Musica liquida

C-3PO è nell’elenco ufficiale dei plugin di terze parti in LMS

Grazie a chi ha votato C.3PO come plugin ‘preferito’ (…e ad un po’ di pressione…) , da oggi C-3PO è nell’elenco ufficiale dei plugin di terze parti, non è più necessario (se non per usare versioni beta o alfa) indicare il repository manualmente, basta selezionare C-3PO dall’elenco proposto.

Per essere ‘Audiophile’ – e come tale supercontestato – è un buon risultato.

Grazie a tutti.

Quale hardware per squeezelite-R2?

Molti lo chiedono e la risposta è nello stesso tempo semplicissima e complicata.

In breve: Qualsiaisi. Da SOC minimalisti come il Rasperry PI, AlixBoard (ottima), Beagle Bone Black, Cubox, ai thin Client anche vecchiotti, fino ai più moderni sistemi Intel o AMD o ai mac d’antan, squeezebox e persino qualche modello di router. La lista è limitata solo dalla capacità dell’hw di eseguire uno dei sistemi operativi supportati (di certo mac OSx dalla 10.5 in su, WIndiws XP o superiori, Linux vari), ma anche molto altro, semplicemente compilando il sorgente per la piattaforma desiderata.

Ma non su tutte le piattaforme si ottengono gli stessi risultati in ogni circostanza.

Se si usa squeezelite come ‘puro’ player, come consigliato su queste pagine,  è molto probable che qualsiasi hw supportato non dia problemi particolari, visto il bassissimko utilizzo di risorse, ma bisogna considerare che su sistemi non unix utilizza portAudio , che rispetto alla vrsione per ALSA, consente meno margini di manovra nella definzione dei parametri di interfacciamento. Nulla di sconvolgente, ma a mio avviso ciò rende evidente un’impronta acustica specifica di ogni sistema: Win suona diverso da OsX e da Linux, usando drivers diversi in WIn si ottengono risultati diversi,  ma in sostanza è a mio avviso possibile parlare di ‘family sound’, dove win è più brillante, LInux più scuro ed OsX ‘dorato’.

Sempre a mio personalissimo avviso e limitatamente alle prove che ho avuto l’occasione di condurre, le differenze dettate dall’hardware sono molto meno evidenti, a parità di OS e con impostazioni adeguate e l’aspetto di gran lunga più importante è certamente l’alimentazione, al punto che la soluzione più economica, come un Futro da 20 Euro su ebay o una AlixBoard alimentati da un buon lineare certamente rendono meglio di più costose soluzioni basate su moderni processori e schede madri miniITX, sulla carta vincenti.

Alcuni sostengono che la soluzione migliore in assoluto sia una motherboard miniItx + Intel I3 o I5 ed altri accorgimenti, ma sempre con alimentazione lineare. Recentemente ho visto sistemi ‘custom’ proposti a prezzi a 5 cifre, che  amio avviso stravolgono il significato minimalista di un sistema basato su squeezelite, ma ognuno è libero di perseguire la felicità  come meglio crede.

Io ritengo che una soluzione con consumi ridotti, capace di stare acessa in perpetuo e – possibilmente – di costo contenuto, sia preferibile,  però non mi hanno mai convinto quelle basate su ARM.

Da anni una AlixBoard è fissa sul secondo impianto e lasciatemi dire che è sorprendente come l’abbia via via preferita a soluzioni diverse come lo stesso Futro (thin Client) o SOC vari, sia per qualità che per bassi consumi e versatilità.  Arrivo, ripristino la corrente e lei parte, al momento di andarmene stacco il contatore e lei si spegne, senza mai una piega. Un mulo, certo, ma di gran razza.

Da circa un anno sto usando con grande soddisfazione questo minipc con installato gentoo (il processo di installazione è lungo e complicato, ma il grande lavoro degli amici di nextHardware, qui aiuta moltissimo) che al momento mi pare la soluzione preferibile tra le diverse provate, il macMini del 2009 è un’altra soluzione di tutto rispetto, ma – per i miei gusti – leggermente troppo piaciona e dorata.

Insomma, se ce ne fosse stato bisogno, le sperimentazioni con c-3po e squeezelite-R2 hanno ulteriormente dimostrato che bit perfect non è garanzia di suono uguale a se stesso su tutte le piattaforme. Ben lontano dal sapere o capire il perché, mi accontento di aver contribuito a fornire strumenti ed elementi condivisibili (e condivisi) per individuare queste differenze, che molti dichiarano frutto di autosuggestione.

Il gioco continua.

Upsampling, ne vale la pena?

In breve,  non lo so.

Quello che però so è che il 99% dei DAC modermi fa upsampling, che è un processo ‘lossy’ non reversibile, che esistono diversi algoritmi per farlo e che se è dubbio porti a benefici è certo che eseguito più volte in cascata degradi rispetto all’applicazione di un filtro unico meglio realizzato.

Tutto questo mi porta a credere che:

sia bene valutare le caratteristiche del proprio DAC prima di fare upsampling esternamente, meglio usare dac NOS nel caso.
sia meglio usare ‘buoni’ algoritmi rispetto ad algoritmi solo ‘mediocri’, quindi la selezione del tool di upsampling e la sua corretta configurazione assume importanza fondamentale.
Ognuno è libero di provare e selezionare i tools che ritiene maggiormente opportuni, ma una volta che li avrà trovati, li deve inserire nella propria catena audio digitale e, visto che parliamo di algortmi che chiedono una discreta capacità elaborativa, non è una buona idea farli fare ad un Pc nelle immediate vicinanze dell’impianto.

Altro punto a favore dell’architettura distribuita.

Da questa considerzione hanno preso il via i progetti più interessanti che conosco, tra cui certamente HQ Player che è considerato una delle migliori soluzioni di upsampling e conversione PCM/DSD, che svolge su un pc ‘server’ remoto rispetto all’impianto, cui si collega con un player minimalista, chiamato Network Audio Player (NAD).

In ambito open source, Logitech media Server e squeezelite hanno le caratteristiche per fare la stessa cosa (la conversione PCM/DSD è ad oggi sperimentale), al netto di un problema che viene risolto da Squeezelite-R2 e C-3PO.

In un prosismo articolo vedremo come farlo.

Network Player o Media Centre?

Chiariamo un punto: la distinzione tra Network player e player software basata su un ‘normale PC’ è eminentemente commerciale.

Un Network player è una qualche forma di computer (normalmente poco potente e questo è un bene) che si collega ad una rete tramite una porta Ethernet (cablata o Wifi che sia) ed alimenta un DAC a valle, che può essere integrato  o connesso mediante USB, I2S o SPDIF.

Esattamente la stessa architettura  realizzata con un PC, un MAC, un Rasperry PI,  Cubox o Beagle Bone, anzi, sempre più spesso i più blasonati tra i Network player non sono altro che un assemblaggio in scatola dorata di componenti ‘generici’.

Significa che qualsiasi Media player suona esattamente uguale ad una qualsiasi realizzazione basata su un Raspberry PI o un intel Xeon?

No, assolutamente no, ma la differenza non si origina nella scatola dorata.

Sarà occasione di future discussioni, ma qui lasciatemi comprendere nella categoria dei Network player tutti i dispositivi che ricevono uno stream e con nessuna o poche attività trasferiscono il segnale al DAC.

Anche con queste limitazioni, le componenti in gioco ed i ‘modi’ per farlo sono tantissimi, tanto da giustificare differenze di prestazioni notevoli.

Dall’altra parte, mettiamo le ‘tradizionali’ soluzioni che su un solo PC fanno tutto, comprendendo il lavoro del player (ma normalmente non il dac) e le funzionalità di gestione della libreria, conversione di formato, DSP e controllo, che nell’ipotesi precedente sono demandate a server e controllers.

Lasciamo un attimo a parte le funzioni di controllo, è così evidentemente più comodo usare un tablet o uno smartphone che ormai anche le soluzioni ‘All in one’ sono normalmente aperte a questa possibilità.

Fatta questa doverosa premessa, quando è preferibile un Media Centre rispetto ad un Media player con server remoto?

La risposta è certamente complessa e si basa su convinzioni personali che andrebbero verificate caso per caso, ma in linea generale, valgono le seguenti considerazioni:

a. Il Media centre ha il vantaggio di essere ‘chiuso’ alla rete, quindi niente Wifi  e  niente Ethernet, il segnale digitale attraversa il minor numero di conversioni e trasferimenti possibili.

Di contro, è certamente un ambiente ‘più rumoroso’ – in  tutti i sensi – rispetto ad un media player minimalista, quindi rischia maggiormente di far sentire la sua presenza all’impianto a valle.

b. Il Media player ha il vantaggio di poter essere estremamente ‘leggero’ e quindi silenzioso, è più facile prendere le necessarie misure per isolarlo dal resto dell’impianto in modo efficace e minimizzarne così il ‘rumore’ – in tutti i sensi.

Di contro, richiede necessariamnete una connessione alla rete ed il segnale attraversa diversi apparecchi e protocolli.

Non ho citato la ‘facilità’ di installazione ed uso, perchè esistomo ottimi e pessimi esempi in entrambe le categorie.

Davvero oggi qualcuno rinuncia al Wifi per comandare il mediacentre o alla rete per prelevare i file sul NAS?

L’alternativa qual’è, un Video nelle immediate vicinanze dell’impianto? HDD rumorosi in sala d’ascolto?

Io credo che in relatà nessuno sia più oggi nella condizione di isolamento che, almeno in teoria, costituivano il vantaggio delle soluzioni all in one, ma anche se fosse, non credo che l’utilizzo di protocolli diversi nel percorso del segnale digitale sia deleterio:

Fino al DAC il segnale digitale è composto solo da bit, la sequenza ed il ‘tempo’ nei quali arrivano a destinazione, non sono per nulla importanti, o meglio, non più che per qualsiasi altra applicazione informatica. Che l’insieme di bit trasmesso sia uguale a quello ricevuto è compito e garanzia del’infrastruttura di rete e non capita praticamente mai non sia così, al netto di gravi difetti o errori di configurazione.

Ove sia solo possibile posizionare il server lontano dalla sala d’ascolto , io sono quindi convinto che i vantaggi dell’architettura distribuita, con un player ‘minimalista’,  siano evidenti, Ma anche non lo fossero, non sono in grado di vedere svantaggi reali, quindi ho pochi dubbi: è certamente la strada preferenziale oggi.

Grazie per l’attenzione.

Marco.

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