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Network Player o Media Centre?

Chiariamo un punto: la distinzione tra Network player e player software basata su un ‘normale PC’ è eminentemente commerciale.

Un Network player è una qualche forma di computer (normalmente poco potente e questo è un bene) che si collega ad una rete tramite una porta Ethernet (cablata o Wifi che sia) ed alimenta un DAC a valle, che può essere integrato  o connesso mediante USB, I2S o SPDIF.

Esattamente la stessa architettura  realizzata con un PC, un MAC, un Rasperry PI,  Cubox o Beagle Bone, anzi, sempre più spesso i più blasonati tra i Network player non sono altro che un assemblaggio in scatola dorata di componenti ‘generici’.

Significa che qualsiasi Media player suona esattamente uguale ad una qualsiasi realizzazione basata su un Raspberry PI o un intel Xeon?

No, assolutamente no, ma la differenza non si origina nella scatola dorata.

Sarà occasione di future discussioni, ma qui lasciatemi comprendere nella categoria dei Network player tutti i dispositivi che ricevono uno stream e con nessuna o poche attività trasferiscono il segnale al DAC.

Anche con queste limitazioni, le componenti in gioco ed i ‘modi’ per farlo sono tantissimi, tanto da giustificare differenze di prestazioni notevoli.

Dall’altra parte, mettiamo le ‘tradizionali’ soluzioni che su un solo PC fanno tutto, comprendendo il lavoro del player (ma normalmente non il dac) e le funzionalità di gestione della libreria, conversione di formato, DSP e controllo, che nell’ipotesi precedente sono demandate a server e controllers.

Lasciamo un attimo a parte le funzioni di controllo, è così evidentemente più comodo usare un tablet o uno smartphone che ormai anche le soluzioni ‘All in one’ sono normalmente aperte a questa possibilità.

Fatta questa doverosa premessa, quando è preferibile un Media Centre rispetto ad un Media player con server remoto?

La risposta è certamente complessa e si basa su convinzioni personali che andrebbero verificate caso per caso, ma in linea generale, valgono le seguenti considerazioni:

a. Il Media centre ha il vantaggio di essere ‘chiuso’ alla rete, quindi niente Wifi  e  niente Ethernet, il segnale digitale attraversa il minor numero di conversioni e trasferimenti possibili.

Di contro, è certamente un ambiente ‘più rumoroso’ – in  tutti i sensi – rispetto ad un media player minimalista, quindi rischia maggiormente di far sentire la sua presenza all’impianto a valle.

b. Il Media player ha il vantaggio di poter essere estremamente ‘leggero’ e quindi silenzioso, è più facile prendere le necessarie misure per isolarlo dal resto dell’impianto in modo efficace e minimizzarne così il ‘rumore’ – in tutti i sensi.

Di contro, richiede necessariamnete una connessione alla rete ed il segnale attraversa diversi apparecchi e protocolli.

Non ho citato la ‘facilità’ di installazione ed uso, perchè esistomo ottimi e pessimi esempi in entrambe le categorie.

Davvero oggi qualcuno rinuncia al Wifi per comandare il mediacentre o alla rete per prelevare i file sul NAS?

L’alternativa qual’è, un Video nelle immediate vicinanze dell’impianto? HDD rumorosi in sala d’ascolto?

Io credo che in relatà nessuno sia più oggi nella condizione di isolamento che, almeno in teoria, costituivano il vantaggio delle soluzioni all in one, ma anche se fosse, non credo che l’utilizzo di protocolli diversi nel percorso del segnale digitale sia deleterio:

Fino al DAC il segnale digitale è composto solo da bit, la sequenza ed il ‘tempo’ nei quali arrivano a destinazione, non sono per nulla importanti, o meglio, non più che per qualsiasi altra applicazione informatica. Che l’insieme di bit trasmesso sia uguale a quello ricevuto è compito e garanzia del’infrastruttura di rete e non capita praticamente mai non sia così, al netto di gravi difetti o errori di configurazione.

Ove sia solo possibile posizionare il server lontano dalla sala d’ascolto , io sono quindi convinto che i vantaggi dell’architettura distribuita, con un player ‘minimalista’,  siano evidenti, Ma anche non lo fossero, non sono in grado di vedere svantaggi reali, quindi ho pochi dubbi: è certamente la strada preferenziale oggi.

Grazie per l’attenzione.

Marco.

 

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